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Cultura locale

L'Occitano provenzale alpino

L'occitano alpino, una variante della lingua d'Oc parlata nella Francia meridionale che affonda le radici nella lingua trobadorica del XVI sec. era un tempo la comune matrice linguistica di tutta la popolazione delle valli. Durante il Medioevo era conosciuto in buona parte dell'Europa, poi progressivamente diventò un 'dialetto' orale e di conseguenza soggetto a numerose varianti locali. Attualmente l'area italiana di diffusione della lingua interessa una corona di valli comprese tra la pianura piemontese e le Alpi Cozie e Marittime. Dobbiamo però arrivare alla fine degli anni '50 per assistere allo sviluppo di studi sulle peculiarità etno-linguistiche, e vedere la nascita dei primi movimenti che si propongono di sviluppare l'interesse per l'Occitania italiana.

Dagli anni '70 sono sorti alcuni gruppi e associazioni particolarmente attenti alla salvaguardia delle espressioni linguistiche locali; sono nati alcuni periodici specializzati (tra cui La Valaddo della Val Chisone) che pubblicano testi in occitano, e hanno anche fatto la loro comparsa alcune importanti pubblicazioni sul tema, tra cui l'Atlante linguistico ed Etnografico del Piemonte occidentale e il prezioso "Dizionario del dialetto occitano" curato dal Prof. Arturo Genre, una riproposta approfondita del testo precedente scritto da Teofilo Pons.

Recentemente è stato aperto uno sportello linguistico presso il Comune di Pragelato.

Il costume femminile di Pragelato

_MG_7237L' origine di questo costume, assai vario e ricco, è antica, anche se non esiste alcun riferimento storico autentico, ma soltanto documenti iconografici e fotografici dell' ottocento; esso varia in preziosità e composizione e diventa sontuoso o modesto a seconda dei giorni e delle occasioni. Il capo più caratteristico è la cuffia che, vista dal retro, ha la forma di un ventaglio aperto ed è ornata con nastri, di seta e velluto. Internamente ha un'anima di carta consistente, all'esterno è in tessuto variopinto damascato di seta o cotone, in organza o tela.

Esistono vari tipi di cuffia: la toque , ornata con nastri di seta e velluto, che viene usata tutti i giorni: a colori vivaci per i giorni festivi, nera o comunque scura se da lutto; la barette,simile alla precedente, che viene indossata solo nelle grandi occasioni: è in organza azzurrata ricamata e ornata di pizzi lavorati al tombolo, oppure in tela di lino senza alcun ornamento, se usata in caso di lutto. La barette bòse più bassa ed appiattita, che è indossata dalle giovani.

L'abito, la robbe, è di lana o di cotone e di colore scuro; è composto da corsetto e sottana, con maniche ampie arricciate sulle spalle e polsini ornati con bordi di velluto che aumentano se l'abito è da cerimonia. Lo scialle, il moutsau, è piegato in diagonale e fermato posteriormente da uno spillo, incrociato sul petto e fissato con il nastro del grembiule. Anche lo scialle varia a seconda delle circostanze in cui viene indossato e di solito è abbinato al colore del grembiule: è di seta, di lana, di cotone, con o senza frange e di colori diversi. Il grembiule, il foudìël, è in seta lana o cotone, variamente colorato e fissato in vita con una fettuccia, che alla fine viene ricoperta da un nastro policromo. Le calze sono lunghe e nere, le scarpe anch'esse nere. La croce d'oro, le croû, è il gioiello più importante e simbolico: può essere martellata o a griglia, con la figura di Cristo in rilievo, e fissata su un nastro di velluto che cinge la gola, ornata da un altro monile in oro, o smalto, e da una spilla.

Anche le bambine avevano un costume simile a quello delle donne. Un vestito, un grembiulino con le maniche corte e la barette bòse con nastri vivaci multicolori.

Il costume maschile di Pragelato

Il costume maschile, ormai andato perso ed usato soltanto in rare occasioni speciali, era molto sobrio, senza fronzoli o fregi: camicia di tela ruvida di canapa tessuta in casa; panciotto di lana scura a doppio petto, il capo più rappresentativo; giacca con bottoni vistosi; pantaloni di panno o fustagno, sostenuti spesso da una fusciacca, a volte lunga fino ai piedi, a volte solo fino al polpaccio; calzettoni lunghi di lana bianca legati sotto le ginocchia; calze pesanti di lana; scarpe chiodate o zoccoli e cappello di feltro a falda larga.

Era un tipico abbigliamento delle regioni di confine frequentate dai pragelatesi durante il periodo dei lavori stagionali. Lo sposo indossava la sciarpa di colore identico a quello della moglie.

Per maggiori informazioni visita il sito www.comune.pragelato.to.it

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